Antislamismo
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Il neologismo antislamismo denota un movimento culturale o ideologico di opposizione e critica all'islamismo, cioè all'Islam politico. L'antislamismo si oppone all'idea di Stato regolato sui precetti della religione islamica, obiettivo principale dell'Islam politico. Tale opposizione si basa su due perni, il primo teorico ed il secondo empirico. In primo luogo l'antislamismo, che si richiama anche ai valori illuministi e alla laicità dello stato, si oppone all'idea di Stato religioso in quanto tale. Infatti uno Stato religioso, di qualunque religione esso sia, si basa su regole assolute svincolate dalla razionalità. In secondo luogo l'antislamismo si basa sull'analisi delle conseguenze sulla società dell'applicazione della legge islamica, la sharīʿa. L'antislamismo valuta tali conseguenze prevalentemente come negative.
L'antislamismo non va confuso con l'islamofobia. Il secondo è un neologismo che indica la paura irrazionale dei musulmani e dell'Islam. L'antislamismo prescinde dalla fede religiosa o politica ed è sostenuto anche da gruppi o personalità laiche che non militano in movimenti o partiti politici precisi e che considerano l'Islam politico una minaccia alla laicità e alle libertà dell'Occidente.
Questo articolo riassume la storia di questo movimento culturale, ne riporta le più comuni critiche mosse all'islamismo e descrive come l'Islam è rappresentato da esso.
Indice
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[modifica] Storia dell'antislamismo
[modifica] Contemporanei di Maometto
Tra i primi a criticare l'Islam furono gli arabi pagani e gli ebrei che abitavano il sud dell'Arabia, in particolare le tribù ebree di Medina che accusarono Maometto di aver copiato i loro testi sacri e di averne travisato il significato.
A questa critica i musulmani rispondono che il Corano, in quanto rivelazione divina, conferma le precedenti rivelazioni della Torah e del Vangelo e che le discrasie esistenti sono da addebitare esclusivamente ai guasti creati dal tempo e dall'azione talora maliziosa degli uomini.
[modifica] Medio Evo
Tra i primi autori ad aver criticato l'Islam si annovera Giovanni Damasceno (676-749), teologo cristiano originario della Siria che nel secondo capitolo del suo trattato La fonte della conoscenza intitolato Des Hérésies parla dell'Islam come «eresia degli ismailiti», citando passi del Corano e dei hadith direttamente in arabo.
[modifica] Evo moderno
Fra i più noti detrattori dell'Islam si annovera anche Voltaire che, nell'ambito della sua critica generale alle religioni, sull'argomento compose una commedia (Maometto ossia il fanatismo), diversi capitoli del suo Dizionario filosofico ed del suo Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni. In particolare nella commedia descrive Maometto come un arrivista che sfrutta il fanatismo religioso dei suoi seguaci come strumento di potere[1]. Nel "Dizionario filosofico" dedica un capitolo al Corano ed esordisce affermando che
| (FR)
« Ce livre gouverne despotiquement toute l'Afrique septentrionale du mont Atlas au désert de Barca, toute l'Égypte, les côtes de l'océan Éthiopien dans l'espace de six cents lieues, la Syrie, l'Asie Mineure, tous les pays qui entourent la mer Noire et la mer Caspienne, excepté le royaume d'Astracan, tout l'empire de l'Indoustan, toute la Perse, une grande partie de la Tartarie, et dans notre Europe la Thrace, la Macédoine, la Bulgarie, la Servie, la Bosnie, toute la Grèce, l'Épire et presque toutes les îles jusqu'au petit détroit d'Otrante où finissent toutes ces immenses possessions. »
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(IT)
« Questo libro governa dispoticamente tutta l'Africa settentrionale, dai monti dell'Atlante al deserto libico, tutto l'Egitto, le coste etiopiche sull'oceano per una profondità di seicento leghe, la Siria, l'Asia minore, tutti i paesi che si affacciano sul mar nero ed il mar Caspio, fatta eccezione del regno di Astracan, tutto l'impero dell'Industan, tutta la Persia, gran parte dei tartari e nella nostra Europa la tracia, la Macedonia, la Bulgaria, la Servia, la Bosnia, tutta la Grecia, l'Epiro e quasi tutte le isole fino allo stretto d'Otranto dove finiscono questi immensi possedimenti. »
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Nel suo Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni (francese: Essai sur les moeurs et l'esprit des nations), una panoramica dei popoli e delle nazioni senza il desiderio di scendere su dettagli statistici, Voltaire dedica:
Ad es. di Maometto dice:
| « dopo aver ben conosciuto il carattere dei suoi concittadini, la loro ignoranza, la loro creduloneria e la loro predisposizione all'entusiasmo, si rese conto di potersi trasformare in un profeta. Si propone di eliminare il Sabismo, che consiste nel fondere insieme il culto di Dio con quello degli astri; il giudaismo detestato da tutte le nazioni, e che aveva grande presa in Arabia; infine il cristianesimo, che conosceva solo per gli abusi di diverse sette diffuse nei paesi limitrofi al suo. » |
| « È probabile che Maometto, come tutti gli entusiasti, violentemente colpito dalle sue stesse idee, prima le *carica* di buona fede e poi le fortifica con dei sogni tanto che prende in giro se stesso e gli altri e sostiene infine, con delle furbate indispensabili, una dottrina che credeva buona. [...e così] si trovò alla testa di quarantamila uomini presi nel suo entusiasmo » |
| « di tutti i legislatori che hanno fondato una religione, è l'unico che abbia diffuso la sua con delle conquiste. Altri popoli hanno imposto ad altre nazioni i loro culti con il ferro e con il fuoco; ma nessun fondatore di una setta è mai stato un conquistatore » |
[modifica] Mondo contemporaneo
L'Islam ha guadagnato l'attenzione dei politologi, di alcuni studiosi, dei media e dell'opinione pubblica occidentale, dal 1979, epoca in cui s'affermò in Iran la Repubblica Islamica propugnata dall'Ayatollah Khomeini e in cui si cominciò a parlare di esportabilità di quel modello societario e ideologico, finanche nelle terre definite dalla cultura islamica classica come Dār al-Ḥarb (terre aperte alla conquista). Il dibattito sull'Islam ha ripreso vigore dopo l'attentato al WTC, fino a sfociare nell'antislamismo ed in alcuni casi nell'islamofobia.
Un caso rappresentativo di antislamismo è costituito dal politologo francese Alexandre Del Valle che, presentando il suo libro Il totalitarismo islamista all'assalto delle democrazie, afferma:
| « Dopo il totalitarismo rosso, basato sulla lotta di classe, il bruno, sulla lotta delle razze, l'Occidente deve affrontare il totalitarismo verde (colore dell'islamismo), che si fonda sulla lotta tra le civiltà e tra le religioni" » |
Questo concetto è largamente condiviso da altri antislamisti, infatti è oggetto anche di diverse opere individuali dei dodici firmatari dell'appello "Insieme contro il nuovo totalitarismo", sottoscritto in risposta alle violente manifestazioni censorie scoppiate all'indomani della pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten che nel primo capoverso così recita:
| « Dopo aver vinto il fascismo, il nazismo e lo stalinismo, il mondo deve affrontare una nuova minaccia globale di tipo totalitario: l'islamismo. » | |
Questa posizione coincide con quella della giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci, icona antislamista, autrice di successo con oltre 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo, che, rifacendosi anche alle tesi di Bat Ye'or sull'Eurabia, attribuiva il profondo malessere dell'Occidente alla dissoluzione di valori da lei considerati fondanti. Questo, secondo la giornalista, sarà causa della decadenza e dell'oblio della civiltà Occidentale. Tale tesi è oggi promossa da altri intellettuali, autori e giornalisti. Forse l'esponente più in vista tra questi è, in Italia, Magdi Allam, editorialista e vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, che si esprime con regolarità in modo particolarmente critico nei confronti dell'islamismo e dell'Islam,[4] fino ad abbandonarlo in favore del Cattolicesimo romano. Altri famosi esponenti del movimento antislamista, si trovano negli Stati Uniti come ad esempio i giornalisti e saggisti Claire Berlinski, George Weigel, Tony Blankley, Bruce Bawer, Christopher Hitchens e Mark Steyn.
[modifica] Critiche all'islamismo
[modifica] Forma di Stato
La critica principale all'islamismo deriva maggiormente dal rifiuto da parte del mondo occidentale del modello "integralistico" islamico che è accusato di voler estendere i propri principi etico-religiosi anche al campo della politica. A prescindere dal fatto che quest'ambizione è condivisa anche nel mondo occidentale da quasi tutte le religioni che qui sono praticate, la critica nei confronti dell'islamismo ripropone il sempre vivace confronto tra ideali laici e ideali religiosi. Il fatto che, nell'ultimo secolo, il mondo islamico sia stato caratterizzato da un gran numero di guerre, di violenti rivolgimenti sociali e politici, da una diffusa intolleranza verso le minoranze culturali - etniche e religiose che siano - e dall'ostilità nei confronti dei processi emancipazionistici femminili, ha fatto bollare il mondo islamico come arretrato e "medievale". Quest'ultimo reagisce ricordando che colonialismo, stalinismo, fascismo, nazismo, franchismo o polpottismo, con le loro numerose decine di milioni di morti, sono stati fenomeni tipicamente occidentali. Inoltre, agli occhi dei paesi musulmani, il mondo nato dopo la II guerra mondiale appare sempre più preda di egoismi e di irreversibile decadenza morale. Il mondo islamico giudica spesso, per i motivi sopra riportati, l'Occidente più prepotente che potente, non in condizione di ergersi a giudice dell'altrui moralità e illiberalità, preda com'è di un crescente "relativismo etico" che è giudicato del tutto carente di valori di fondo. L'Occidente, a sua volta, qualifica questo atteggiamento come marca di tolleranza e di libertà di pensiero.
[modifica] Il dibattito interno all'Islam
| Per approfondire, vedi le voci Movimenti liberali nell'Islam e Postislamismo. |
La proposizione di un modello di stato totalitario trae origine dalla interpretazione letterale dei singoli versi del Corano, giudicati dai musulmani come eterni ed immodificabili, e dall'organizzazione e la cultura della società islamica originaria che era, come tutte le società del VII secolo), totalitaria.
Questa lettura, definibile come fondamentalista, è criticata da alcuni intellettuali musulmani contemporanei che ne propongono, invece, una reinterpretazione complessiva contestualizzata al periodo storico in cui i testi sacri furono composti, così da cercarvi insegnamenti fedeli allo spirito piuttosto che alla lettera delle scritture. Questa nuova impostazione ha interessanti risvolti anche dal punto di vista politico per quanto attiene la forma di stato poiché consente di superare il fondamentalismo e portare la società ad un nuovo livello di sviluppo: il postislamismo.
Ad es. l'iraniano Mohammad Mojtahed Shabestari mette in gioco tutta la sua autorevolezza di esponente del regime della prima ora per affermare la necessità di distinguere i valori religiosi eterni dai fatti contingenti, interpretando le scritture in una dimensione più alta ed ampia in cui i valori religiosi sono separati dalle realtà secolari. In questo modo, sebbene incompatibili con la lettera del Corano, in seno all'Islam sarebbe ammissibile concepire anche democrazia e diritti umani in quanto conquiste moderne dell'umanità che riguardano solo la sfera secolare dell'uomo e non incidono in alcun modo su quella religiosa.
Direttamente di forme di stato parla, invece, Mohsen Kadivar, un religioso iraniano perseguitato dal regime degli ayatollah per le sue idee, che nel saggio La teoria dello stato nella giurisprudenza sciita dimostra, analizzando le opinioni di autorevoli giuristi islamici (sciiti), che proprio lo sciismo ammette almeno nove diverse forme di governo, facendo cadere l'idea di una sua supposta teologia politica monolitica e denunciandone, nel contempo, l'appiattimento sull'assolutista "Velayat-e faqih" enunciata da Khomeini.
La posizione di questi e di altri pensatori islamici è, però, decisamente elitaria, spesso espressione delle sole società iraniana e turca e con uno scarso seguito popolare da parte dei fedeli musulmani, oltre un miliardo di persone.
[modifica] Diritti umani e civili
Gli antiislamisti accusano gli stati musulmani di non rispettare i diritti umani e quelli civili. Una forte critica è inoltre espressa verso la mancata sottoscrizione della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo che "stabilisce una intesa comune fra i popoli del mondo riguardo i diritti inalienabili ed inviolabili di tutti i membri della famiglia umana e costituisce un obbligo per i membri della comunità internazionale" (Secondo comma della Proclamazione di Teheran)[5] da parte degli Stati islamici che hanno preferito formulare una propria Dichiarazione Islamica dei diritti dell'Uomo che sancisce differenze di diritti e di doveri tra uomo e donna, musulmano e non musulmano secondo i dettami coranici.
Questa diversa sensibilità verso di diritti dell'uomo fa si che dei 57 paesi membri dell'OCI, 6 sono classificati come liberi, 25 parzialmente liberi e 26 non liberi da parte del centro studi americano Freedom_House. Alcuni di questi paesi musulmani non liberi sono alleati dell'Occidente come il Pakistan, altri sono ad esso ostili come la Siria.
[modifica] Libertà religiosa
Una delle critiche principale riguarda la libertà religiosa. Infatti, sebbene il Corano reciti
| « Non c'è costrizione nella religione » | |
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(Sura 2, 256)
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per cui vi è esplicitamente riconosciuto il diritto alla libertà di fede, alla prova dei fatti i non musulmani che vivono in stati islamisti sono soggetti a forti discriminazioni (dhimmitudine) in ossequio a quest'altro dettame coranico:
| « Combattete coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo messaggero han dichiarato illecito, e coloro, fra quelli cui fu data la Scrittura, che non s'attengono alla Religione della Verità. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, umiliati » | |
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(Sura IX, 29)
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che, all'atto pratico, si traduce nell'imposizione di una tassazione, nell'islamizzazione forzata o anche nell'esilio. Ad esempio nel gennaio 2008 il sacerdote cattolico Pierre Wallez, accusato di aver celebrato la messa per un gruppo di immigrati cristiani, in arrivo da Camerun, Nigeria e Ghana, è stato condannato in Algeria ad un anno di carcere con la condizionale ed al pagamento di un'ammenda per attività di proselitismo al di fuori degli edifici autorizzati dal governo. [6].
In alcuni stati musulmani esiste, inoltre, una polizia religiosa che agisce con ampi margini di discrezionalità. Ad es. quella saudita nel 2005 ha arrestato Fawza Falih perché accusata di stregoneria da un uomo che dichiarava di essere divenuto impotente a causa sua. Riconosciuta colpevole anche grazie ad una confessione estorta con la violenza, è stata condannata a morte nell'aprile 2006[7]. Sempre in Arabia Saudita l'intolleranza verso le altre religioni arriva al punto di boicottare o vietare feste non islamiche come quella di San Valentino[8].
Andrebbe tuttavia sottolineato il fatto che le polemiche sul jihād e l'assoggettamento etico, giuridico e sociale dei non-musulmani ( Ahl al-Kitāb ) all'Islam sembrano accettare anche da parte occidentale il principio astorico sostenuto da una parte (consistente) dell'Islam, che pretenderebbe che tali assunti siano eterni e immodificabili. Tutto ciò mostra un difetto metodologico di storicizzazione e ignora il fatto che una parte (ancora minoritaria) del mondo intellettuale islamico considera sempre più il Corano un testo risalente al VII secolo d.C. in cui, a fianco di alcuni principi assoluti e immodificabili (per lo più rivelati nel primo periodo meccano) se ne sono poi aggiunti altri al momento della necessaria e impellente organizzazione socio-politica della Umma. Tali principi, variamente modificati dalla ineffabile volontà di Allāh, in base al principio accettato del "versetto abrogante e versetto abrogato" ( al-nāsikh wa al-mansūkh ), si riferiscono, nel caso del jihād e della superiorità etica, giuridica e sociale fra i musulmani al periodo in cui la Umma affrontava militarmente le soverchianti società politeistiche della Penisola Araba, ferocemente avverse al modello islamico che si andava costituendo e che rischiava concretamente di sostituirsi del tutto ad esse.
[modifica] Trattamento contemporaneo degli apostati
| Per approfondire, vedi le voci Centraal Comité voor Ex-moslims e Zentralrat der Ex-Muslime. |
Oggi, dei 57 paesi a prevalenza Islamica che fanno parte della Organizzazione della Conferenza Islamica, cinque rendono l'apostasia dall'Islam un crimine punibile con la morte, tra cui Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Sudan, e Yemen. Ciò nonostante, secondo il Dipartimento di Stato statunitense, non vi sono stati rapporti di tali esecuzioni da questi governi in diversi anni[10]. D'altra parte, in Pakistan, gli attacchi da parte di vigilantes nei confronti di sospetti convertiti sono diffusi[11], inoltre nello stesso Pakistan ed Iran sono in discussione leggi che prevedono la pena capitale[12].
Sulla questione dell'apostasia è chiarificatrice una fatwa emessa dal Consiglio Europeo di Fatwa Ricerca, secondo cui
| « un considerevole numero di nostri predecessori (Salaf) sono concordi nel dire che non tutti quelli che abbandonano l'Islam debbano essere giustiziati, ma piuttosto quelli che in pubblico dichiarano la loro azione e possono causare Fitna denigrando il nome di Allah l'Altissimo, il Suo Profeta (pbsl) o i musulmani. » | |
Questo punto di vista ha trovato conferma nel 2008 con il caso dell'egiziano Mohammad Ahmad Hegazi che, convertitosi al cristianesimo, aveva chiesto che questa sua decisione fosse ufficialmente riconosciuta trascrivendola sulla propria carta di identità. In Egitto, infatti, questa è una delle informazioni presenti sul documento di identità. La richiesta è stata però rigettata in quanto un tribunale ha sentenziato che:
| « Le religioni monoteiste sono state inviate da Dio secondo un ordine cronologico... Il fatto di ritornare dalla religione più recente a quella più antica è contro i nostri usi [perciò chiunque faccia tale scelta] si allontana dal diritto cammino e minaccia i principi, i valori, i precetti dell'Islam e la tradizione egiziana » |
mentre Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici e arabi dell'Università Al-Azhar (uno dei principali centri d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita) ha emesso una fatwa di condanna a morte in quanto Hegazi ha reso pubblica la sua conversione e si è fatto fotografare con il Vangelo, opinione condivisa da molti altri Ulema secondo il quotidiano governativo Al Messa[13]
All'inizio del 2006 l'afghano Abdul Rahman è stato arrestato e trattenuto dalle autorità del suo paese dopo aver dichiarato pubblicamente la sua abiura dell'Islam e la sua conversione (già da anni) al Cristianesimo, evento che la legislazione afgana (compresa quella del "filo-americano" Karza'i, che accetta il dettame sciaraitico), sanziona con la pena capitale. Molti religiosi musulmani nel paese hanno quindi invocato per lui la pena di morte, ma a seguito di numerose pressioni internazionali (inclusa una dichiarazione pubblica del Segretario di Stato statunitense, Condoleezza Rice e l'intelligente azione assai riservata condotta dall'Ambasciata italiana a Kabul e dell'allora ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini) questi venne rilasciato e "segretamente" ospitato in Italia.[14][15] Lo spostamento del convertito si rese necessario per la lunga e persistente tradizione afghana di concedere ufficiosamente alla famiglia dell'offeso (in questo caso la moglie di Abdul Rahman) il diritto di lavare l'onta subita, procedendo essa stessa in prima persona all'esecuzione della pena capitale. Il governo filo-occidentale di Karza'i non poté svolgere alcuna azione ostativa nei confronti di questa norma non scritta (come pure non poté impedire l'indagine sulla perseguibilità o meno di Abdul Rahman) senza il gravissimo rischio di inimicarsi tutto l'ambiente religioso afghano che avrebbe avuto gioco facile nell'additare il governo di Kabul come un agente passivo della volontà dell'Occidente cristiano, minandone concretamente le già fragili basi di consenso.
Nel 1993, il matrimonio del noto studioso e professore egiziano Nasr Hamid Abu Zayd fu ufficialmente proclamato annullato da una corte egiziana, in quanto giudicato apostata sulla base che dei suoi scritti scientifici riguardanti il rapporto fra Corano e storia e la rivisitazione critica dell'impatto sulla cultura islamica dell'antico Mutazilismo. Egli quindi dovette rifugiarsi in Europa con sua moglie (studiosa anch'essa di vaglia) che non aveva alcuna intenzione di separarsi da lui (fonte). Nasr Hamid Abu Zayd trovò quindi ospitalità nei Paesi Bassi, ricevendo per i suoi incontestabili meriti scientifici una cattedra d'insegnamento nella prestigiosa università di Utrecht, all'interno della quale ha potuto proseguire nelle sue ricerche e nell'approfondimento delle sue riflessioni filosofico-teologiche che gli valgono la stima di tutti gli studiosi del settore e l'invito a svolgere conferenze nei principali atenei - specializzati delle discipline "orientalistiche" e non - del mondo intero.
Un altro professore egiziano, Farag Foda, era stato ucciso nel 1992 da uomini mascherati dopo aver criticato i fondamentalisti musulmani ed aver preannunciato un progetto per formare un nuovo movimento, aperto agli egiziani appartenenti a tutte le religioni.[16]
[modifica] Pena di morte
| Per approfondire, vedi la voce Pena di morte. |
La Sharīʿa consente la pena di morte in quattro casi: omicidio di un musulmano, adulterio di donne o uomini musulmani sposati (sanzionabile con la lapidazione), bestemmia contro Allah (da parte di persone di qualunque fede) e, infine, apostasia. Ciò che è esplicitato nel Corano (costituendo i cosiddetti "limiti di Dio", o ḥudūd Allāh, all'operato umano) riguarda tuttavia solo l'omicidio ingiusto di un musulmano e si basa sul disposto di Cor., II:178 che afferma: "O voi che credete! In materia d'omicidio v'è prescritta la legge del taglione: [uomo] libero per [uomo] libero, [uomo] schiavo per [uomo] schiavo, donna per donna... - Yā ayyuhā alladhina amanū, kutiba ʿalaykum al-qiṣāṣ fī l-qatli: al-ḥurr bi-l-ḥurri wa al-ʿabd bi-l-ʿabdi wa l-untha bi-l-untha...". Per altre fattispecie penali il Corano preannuncia solo la grave illiceità di simili azioni e un duro castigo nell'Aldilà. Il disposto della pena capitale è quindi in questi casi stabilito solo in base ai diversi ḥadīth fatti propri dalla Sunna.
Altri esempi in cui il Corano prescrive esplicitamente la pena di morte nella vita terrena sono i seguenti:
- Nisā' (4):89 - "Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate."
- Nisā (4):91 - "Altri ne troverete che vogliono essere in buoni rapporti con voi e con la loro gente. Ogni volta che hanno occasione di sedizione, vi si precipitano. Se non si mantengono neutrali, se non vi offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere."
- al-Tawba (9):5 - "Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso."
(4):15 - "Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro di loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d'uscita."
(Traduzione interpretativa in italiano a cura di Hamza Piccardo, revisione e controllo dottrinale Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia - UCOII)
In quanto di derivazione divina, la sanzione della pena di morte per l'omicida appare immodificabile agli occhi del credente ma se la pena irrogata in alcuni paesi musulmani sono effettivamente quelle previste dal Testo sacro dell'Islam e dalla Sunna, in numerosi altri Paesi tali disposizioni sono semplicemente disattese, per il riservato dominio arrogatosi dai codici penali, di schietta derivazione occidentale. Questo è uno dei motivi tra l'altro per cui a parte più conservatrice dell'opinione pubblica di determinati Stati pretende il ritorno alla Sharīʿa, ridotta sovente a semplice fonte ispiratrice dell'ordinamento giuridico vigente, e all'applicazione della pena capitale prevista dalla Sharīʿa nei casi già ricordati.
Che tutt'oggi la pena di morte sia irrogata nei casi, ad esempio, di omosessualità (e non solo), in nazioni come l'Iran, la Nigeria o l'Arabia Saudita, non ha nulla a che fare quindi con il dispositivo coranico (che in merito non si esprime) ma è il risultato di un'analogia giurisprudenziale operata da uomini e, come tale, fallibile e riconducibile al raʾy (opinione del giurisperito), non accettato da parte non indifferente delle scuole giuridiche musulmane.
[modifica] Diritto di famiglia
| Per approfondire, vedi la voce Condizione della donna nell'Islam. |
Un altro principio islamista fortemente criticato dai suoi oppositori è la forma patriarcale della famiglia, considerata dagli antislamisti come maschilismo. Tale forma sembra trarre fondamento dal Corano, ed in particolare da:
| « Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande » | |
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(Sura IV, 34)
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idee ribadite nell'articolo 19 della dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo:
| « ...Ognuno degli sposi ha dei diritti e dei doveri nei confronti dell'altro che la Legge islamica ha definito con esattezza: «Le donne hanno dei diritti pari ai loro obblighi, secondo le buone convenienze. E gli uomini hanno tuttavia una certa supremazia su di loro» (Cor. 2, 228). Il padre deve provvedere all'educazione dei figli, da un punto di vista fisico, morale e religioso, in conformità alla fede e alla sua Legge religiosa. Egli ha la responsabilità di scegliere la direzione che vuole dare alla loro vita: «Ognuno di voi è un pastore; ognuno di voi è responsabile del suo gregge» (hadith). » |
da cui consegue che le donne sono legalmente private di alcuni fondamentali diritti umani e civili: non godono della libertà di movimento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi, né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche o posizioni di responsabilità in campo civile o religioso; non possono decidere il proprio destino né quello dei propri figli e sono totalmente sottomesse all'uomo, da cui possono venire ripudiate (e non viceversa); sono eventualmente costrette a convivere con altre mogli scelte dall'uomo (mentre la poliginia non è ammessa); e sono obbligate a coprire il proprio corpo e spesso anche il viso. Così accade che in Arabia Saudita i muttawa (membri della polizia religiosa) possa arrestare una donna d'affari con doppia cittadinanza americana e saudita perché conversa in un locale pubblico con un uomo che non era suo marito[17]
È facile obiettare che un orientamento maschilista della società non è esclusivamente il frutto voluto e imposto dell'Islam, che trovò infatti un tale tipo di mentalità già fortemente affermato in molte società che successivamente si islamizzarono. Il fenomeno attiene specificatamente al campo dell'antropologia culturale o religiosa, come la pratica dell'infibulazione, ancora perseguita in una parte residuale dell'Egitto e dei paesi africani del cosiddetto "Corno d'Africa" (Africa Orientale). L'infibulazione e tutte le mutilazioni sessuali femminili non sono in nessun modo pratiche ammesse dall'Islam, che infatti le trovò già in uso in alcune società africane che dall'Islam furono conquistate e che le conoscevano già da secoli. Del pari dicasi dell'imposizione di certe forme d'abbigliamento (hijab, burka, ecc.), considerate islamiche solo in virtù delle prese di posizione dalla parte più tradizionalista della società islamica e in pratica subite dalla parte restante.
Denunce molto forti sul maschilismo delle società musulmane (incluso le comunità che si trovano in Occidente) sono oggi portate soprattutto da Asra Nomani, scrittrice e giornalista statunitense di origine indiana, musulmana, femminista ed attivista dei Movimenti liberali nell'Islam che sull'argomento ha redatto la Carta dei diritti per le donne nella Moschea e nella stanza da letto ed una lista di 99 precetti per promuovere un Islam più progressista.
[modifica] Delitti d'onore
| Per approfondire, vedi la voce Delitto d'onore. |
Diffuso nei paesi islamici e nelle comunità musulmane delle società occidentali è il delitto d'onore che vede le donne vittime di rapimenti, segregazioni in casa, schiavitù, costrette a matrimoni combinati anche all'estero o anche di assassini.
Ad es. in paesi come l'Iran il padre è considerato "proprietario del sangue" delle figlie e può disporre della loro vita così la loro uccisione se considerato delitto d'onore (spesso perpetrato attraverso la lapidazione) è un'attenuante e porta a condanne da 3 a 9 anni[18] quando la pena prevista per l'omicidio è l'impiccagione[19].
La Commissione nazionale per i diritti umani del Pakistan nei suoi rapporti denuncia il progressivo aumento di violenze contro le donne considerate poco islamiche o infedeli[20].
Violenze contro le donne non sono perpetrate solo nei paesi musulmani ma anche nelle comunità islamiche dei paesi occidentali. Ad es. nel febbraio 2008 il quotidiano britannico The Independent ha denunciato che annualmente nel Regno Unito sono vittime di cosiddetti crimini di onore (rapite, segregate in casa, rese schiave, costrette a matrimoni combinati anche all'estero, assassinate) ben 17.000 donne tra cui 12 assassini [21]. Casi analoghi sono stati denunciati anche in Italia. Molto noto è l'assassinio a Brescia di Hina Saleem da parte del padre e dai maschi della famiglia di origini pakistane che non sopportavano la decisione della ragazza di adottare stili di vita occidentali[22].
[modifica] Matrimoni temporanei
| Per approfondire, vedi la voce Matrimonio. |
L'Islam sciita (ma non quello sunnita) prevede l'istituto del matrimonio temporaneo per il quale il marito si impegna a versare alla moglie una dote per un matrimonio "con termine prefissato" (ilā ajal musammā ). Per tale matrimonio (definito "di godimento", ossia nikāḥ al-mut'a), è necessario il consenso diretto della donna (non è ammesso il consenso dato dal tutore matrimoniale, o walī).
Ciò non toglie che solo il marito può porre fine in ogni momento a un suo matrimonio (temporaneo o permanente), la donna necessita invece, in ogni caso, del consenso del marito[23].
Il matrimonio temporaneo è chiamato Sigheh in Iran, Orfi in Egitto, Mut'a in Iraq e può durare da pochi minuti (legalizzando, secondo la visione moralistica di alcuni critici, in qualche modo la prostituzione, altrimenti sanzionata con la pena di morte) a diversi anni di carcere. Va detto che il matrimonio a termine prevede però l'obbligatorietà del consenso della donna, il ricevimento da parte sua del dono nuziale, né va trascurato che l'obbligo del mantenimento e dell'educazione dell'eventuale figlio incombe sul solo padre. Il matrimonio a tempo, inoltre, crea un vincolo a tutti gli effetti valido di coniugio, con la conseguente vocazione ereditaria per il coniuge sopravvissuto.
Da segnalare che a favore della matrimonio temporaneo si è coerentemente pronunciato anche l'influente Grande Ayatollah Ali al-Sistani, vista la liceità per lo sciismo di tale pratica[24].
[modifica] Matrimoni misti
Secondo il Corano, a un musulmano è permesso sposare una cristiana o un'ebrea poiché le loro sono religioni del Libro ma a una musulmana le nozze con un uomo di fede diversa sono proibite. Per questo motivo in molti paesi a maggioranza islamica l'unione non può essere celebrata.
[modifica] La morale sessuale
[modifica] Omosessualità
| Per approfondire, vedi la voce Omosessualità e Islam. |
Importante argomento antislamista è il modo in cui sono trattati i rapporti omosessuali nei paesi islamici che portano ufficialmente alla pena di morte in Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen, malgrado il Corano non sanzioni in alcun modo il fenomeno[25]. [3]. In altre nazioni musulmane come Bahrain, Qatar, Algeria e Maldive, l'omosessualità è punita con il carcere, con pene pecuniarie o pene corporali. Solo in una piccola minoranza, dov'è forte lo spirito laico ( tra cui Turchia, Giordania, Mali, Egitto), i rapporti omosessuali non sono specificatamente sanzionati dalla legge.
È interessante notare che nell'800, quando in Europa era prevalente il sentimento omofobico, i paesi islamici erano caratterizzati in maniera diametralmente opposta a come sono rappresentati oggi. L'Islam allora era accusato di promuovere la promiscuità sessuale e di essere incline all'omosessualità, come riportato negli studi tra gli altri di Edward Said, che facilmente dimostrano una persistente attitudine antiislamica dell'Occidente.
[modifica] Pedofilia
| Per approfondire, vedi la voce Pedofilia. |
Nei paesi ove vige la shari'a l'Unicef valuta in circa 60 milioni i casi di matrimonio tra uomini e bambine [26], pratica avallata dal Corano che nella sura 65 al-Talâq (il ripudio), versetto 4, fa esplicito riferimento alla possibilità per un uomo di divorziare dalla moglie "che non ha ancora il mestruo"[27]. D'altra parte lo stesso Maometto, di cui ogni azione o comportamento è considerato dai musulmani esemplare e da imitare, quando aveva cinquant'anni sposò 'A'isha che aveva 6 o 7 anni per consumare il matrimonio 3 anni dopo, come riportato nel Sahih di al-Bukhari, nel Sahih di Muslim e nel Sunan di Abu Da'ud, ben tre delle sei principali raccolte di hadith sunnite [28].
Per denunciare questa situazione l'Unicef ha scelto come foto simbolo del 2007 uno scatto della fotografa americana Stephanie Sinclair che ritrae un afgano quarantenne accanto alla sposa undicenne[26]. Nell'aprile 2008, inoltre, ha avuto vasta eco il caso di una bambina yemenita di otto anni che si è rivolta ad un tribunale per chiedere il divorzio[29].
[modifica] Le reazioni in Occidente
[modifica] Libertà di espressione ed autocensura
| Per approfondire, vedi le voci Controversie legate all'Islam e Inchieste giornalistiche critiche sull'Islam. |
Occasione di contesa antislamista sono le periodiche frizioni tra Islam e media (non solo occidentali) quando il tema "Islam" è trattato con articoli, libri, discorsi o programmi televisivi informativi, comici o satirici. Non di rado, infatti, queste manifestazioni del pensiero provocano proteste violente e scatenano anche vere persecuzioni contro gli autori che, se occidentali, sono costretti a vivere nascosti o sotto protezione, se provenienti da paesi islamici, a fuggire in esilio o affrontare il carcere. A volte sono anche uccisi.
A questo proposito è utile ricordare il primo comma dell'Art. 12 della dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo:
| « Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. Nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica: «Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Cor. 33, 60-61). » |
Il comprensibile timore di ritorsioni di fanatici, gruppi terroristici o degli stessi governi islamisti, si traduce, secondo gli antislamisti, in una quotidiana e generalizzata autocensura del tema.
Questo è tanto più evidente quando si nota, anche nelle democrazie laiche e secolari, una pressoché totale assenza del tema "Islam" nella satira o tra i comici, nella pubblicità ed anche nelle inchieste giornalistiche che, quando in incognito, hanno messo in luce un aspetto violento e retrogrado dell'Islam, dagli antislamisti creduto quello "vero".
Esempio emblematico è il notissimo caso delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten, nato dalla lamentela dello scrittore danese Kare Bluitgen di non riuscire a trovare disegnatori disposti ad illustrare un suo libro per bambini che raccontava la vita di Maometto. Il direttore del Jillands Posten, a mo' di sfida, indisse quindi un concorso per delle vignette satiriche sul Profeta islamico che dovevano accompagnare un'inchiesta sull'autocensura e la libertà di espressione. La loro pubblicazione (30 settembre 2005) suscitò proteste violentissime e durature.
In Italia, fra i pochi esempi recenti di satira o comici verso esponenti politici musulmani si ricorda il programma Le Iene di Italia Uno, con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu che nel 2003 interpretavano Osama Bin Laden e Saddam Hussein[30] (personaggi che proposero anche in teatro[31]), Crozza Italia su La7 con Maurizio Crozza che nel 2006 prendeva di mira il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ed il Bagaglino su Canale 5 con Oreste Lionello che imitava ancora bin Laden.
Nell'ottobre del 2008 il direttore generale della BBC rispondendo ad una domanda del comico Ben Elton (che criticava il fatto che sulla BBC fosse permessa la satira nei confronti del cristianesimo ma bloccata quella nei confronti dell'Islam) ha giustificato tale autocensura sostenendo la necessità di usare maggiore cautela nei confronti di una minoranza suscettibile come quella musulmana. [32] [33] Il comico Ben Elton ha in seguito sostenuto che le reali motivazioni di queste censure siano in realtà il timore di ritorsioni.
- Hanno pagato con la vita per le loro idee:
- Sono stati minacciati o perseguitati:
- Scrittori e giornalisti: Magdi Allam, Isioma Daniel, Sayed Mir Hussein Mahdavi, Naguib Mahfouz, Taslima Nasreen, Robert Redeker, Salman Rushdie, Nawal al-Sa'dawi, Samir Sadagatoglu, Ali Reza Payam Sistany, Rafiq Tağı
- Accademici: Hashem Aghajari, Nasr Hamid Abu Zayd
- Politici: Ayaan Hirsi Ali, Samira Munir
- Religiosi: Jerry Falwell
Alcuni significativi casi legati a trasmissioni televisive sono:
- 1985: Andy Luotto interpreta in Quelli della notte (programma per Raidue ideato e condotto da Renzo Arbore) la caricatura di uno sceicco arabo, suscitando le proteste ufficiali di varie ambasciate mediorientali e lo stesso attore è fatto oggetto di minacce personali. Gli autori allora sostituiscono il personaggio dello sceicco con la caricatura di un ricco italo-americano di Brooklyn interpretato sempre ad Luotto[34].
- 22 novembre 1986: il Trio comico Lopez-Marchesini-Solenghi in Fantastico 7 (Raiuno, condotto da Pippo Baudo) in uno sketch prende di mira l'Ayatollah Khomeini (interpretato da Solenghi mentre Marchesini e Lopez sono la madre e un cugino, rispettivamente). Per ritorsione l'Iran Air sospende i voli con l'Italia mentre il governo Iraniano richiama l'ambasciatore a Roma e chiude l'Istituto italiano di cultura di Teheran. Nei giorni successivi intorno all'ambasciata italiana a Teheran si registrano disordini e tre diplomatici sono espulsi. La partecipazione del trio al programma è sospesa per qualche tempo e solo l'intervento della diplomazia italiana (retta da Giulio Andreotti) riesce a far rietrare l'incidente dopo due mesi.[34]
- 22 febbraio 2006: gli autori del programma La fattoria (reality show trasmesso su Canale 5) chiedono ai concorrenti di cantare la canzone "Caravan petrol" di Renato Carosone con un verso alterato: Pasha, pasha, pasha invece di Allah, Allah, Allah'. Alcuni vi intravidero un'autocensura per timore di reazioni islamiste (la location del programma era in Marocco), la produzione rispose che invece si trattava di una scelta artistica in quanto "il Pasha è il concorrente che per una settimana decide le sorti di tutti gli altri"[35].
- 15 gennaio 2007: Undercover Mosque, un documentario del programma Dispatches trasmesso nel Regno Unito da Channel 4 che mostra Imam di diverse moschee britanniche che incitano alla violenza ed al fondamentalismo. Inevitabili sono le polemiche pro e contro l'Islam.
- 31 gennaio 2007: Un velo tra noi di Corrado Formigli, documentario del programma Controcorrente di SKY TG24 che mostra Imam di diverse moschee italiane che si esprimono a favore di niqab, poligamia e dei governi di sinistra, auspicandosi l'introduzione della shari'a in Italia quando i musulmani saranno maggioranza. Anche in questo caso non mancano le polemiche.
- 29 marzo 2007: inchiesta su una moschea di Torino di Maria Grazia Mazzola per Annozero di Raidue che mostra l'Imam Mohamed Kohaila che incita ad uccidere gli atei. In questo caso le polemiche approdano anche in Parlamento e nel gennaio 2008 il ministro dell'Interno Giuliano Amato firmerà il decreto di espulsione dello stesso Mohamed Kohaila[36]
[modifica] Integrazione dei migranti musulmani
| Per approfondire, vedi le voci Società multietnica, Multiculturalismo, Comunitarismo e Interculturalismo. |
Nelle moderne società europee sempre più multietniche è molto dibattuto il tema dell'accoglienza dei migranti che legalmente o illegalmente vi giungono in sempre maggior numero e che, a livello politico, si dovrebbero integrare attraverso pratiche politiche quali il multiculturalismo (Olanda, Gran Bretagna, Svezia), l'Interculturalismo (Italia), l'Assimilazionismo (Francia) e cosi' via.
Queste politiche hanno in comune il riconoscimento di una sfera privata in cui gli individui (siano essi immigrati o autoctoni) sono liberi di scegliersi uno stile di vita (modo di vestire, riti religiosi e civili, cucina, musica,...) nell'ambito del quadro normativo stabilito dalle leggi in vigore nello stato ospite.
Secondo gli antislamisti questi modelli di accoglienza sono falliti nel caso dei migranti musulmani[37] perché, come mostrano alcuni sondaggi di opinione, l'Islam li fa portatori di una identità religiosa esclusiva (l'appartenenza alla umma, la comunità dei fedeli al di la della loro nazionalità di origine) per cui tenderebbero a riunirsi in comunità autonome in seno al paese ospite, rifiutando da un lato l'integrazione piena nel suo tessuto sociale, politico ed economico e richiedendo dall'altro il riconoscimento di leggi che recepiscono i propri usi e costumi nel campo del diritto, portando così a differenziarsi non solo nella sfera privata ma anche in quella pubblica. Questo starebbe facendo degenerare le società europee verso il comunitarismo, cioè la suddivisione dei cittadini su base etnico-religiosa con proprie regole di comportamento, anche quando tali comunità non condividono valori liberali. Tale atteggiamento trova un precedente nella politica adottata dall'Impero ottomano che divideva i sudditi su basi etnico-religiose in millet: ciascun millet, o "nazione", raggruppava le varie comunità di credenti non musulmane, guidate dai loro rappresentanti tradizionali, che divenivano anche funzionari ottomani.
A causa della funzione soprattutto sociale e politica piuttosto che religiosa delle moschee (esistono altri luoghi di raduno islamici totalmente addetti alla preghiera, ovvero le musalla) alcuni paesi musulmani esercitano su queste uno stringente controllo per evitare che diventino (come nel corso della storia di alcuni paesi è in effetti successo) centri di potere politico, tanto che gli imam sono funzionari statali ed il testo dei loro sermoni del venerdì devono essere preventivamente autorizzati[38]. Proprio la presenza o la costruzione di nuove moschee è occasione di frequenti polemiche perché, sebbene possano svolgere un ruolo positivo nel facilitare l'integrazione dei musulmani, indagini giornalistiche, giudiziarie e l'atteggiamento dei fedeli percepito come aggressivo tende ad alimentare in varie occasioni una forte opposizione in chi vive nei loro paraggi.
Sempre secondo gli antislamisti, le tendenza a fare corpo separato starebbe trovando una importante sponda a livello istituzionale, attraverso la definizione di regole e leggi specifiche per categorie di cittadini individuate su base etnico-religiosa, avviando un processo di tribalizzazione che altrove è stato chiamato apartheid. Ad esempio, secondo alcuni "la poligamia deve essere riconosciuta se previsto nel diritto familiare del paese di origine delle persone in questione"[39], ma non al resto della popolazione. A tal proposito altri mettono, però, in evidenza che questa politica viola i valori guida delle democrazie liberali occidentali, che affondano le loro origini negli ideali laici di libertà, uguaglianza e fraternità della rivoluzione francese per cui e non "c'è ragione perché una ragazza musulmana sia trattata differentemente da una cristiana o da un'ebrea rispetto alla legge, comunque la pensino i suoi parenti"[40].
A volte, infine, si accusa le comunità musulmane di strumentalizzare alcuni episodi per fare pressione sulla società civile europea. Caso emblematico è costituito dalla Caricature di Maometto sul Jyllands-Posten: il significativo ritardo tra la loro pubblicazione (30 settembre 2005) e le prime reazioni diplomatiche ufficiali del mondo arabo (12 ottobre 2005) e le prime proteste di piazza (gennaio-febbraio 2006) è dovuto al tempo occorso ad alcuni imam danesi (immigrati) che, insoddisfatti dalla sostanziale neutralità del governo danese rispettoso dei valori libertari propri dell'occidente, hanno costruito un dossier che conteneva insieme alle vignette originali ed altre create ad hoc, diverso altro materiale ed anche informazioni false (ad es. che il Jyllands-Posten fosse una rivista governativa) con cui si sono poi recati in Egitto, Siria e Libano per mostrarlo ai ministri della Lega Araba, agli shaykh ed agli imam così da mobilitare il mondo musulmano contro lo stesso paese che li aveva accolti.
Vale la pena ricordare che le raffigurazioni di Maometto non sono vietate esplicitamente dal Corano, tant'è che in diverse epoche sono state prodotte da artisti islamici (vedi la galleria di immagini su Maometto in Commons Wikimedia) e che solo un'interpretazione rigidamente fondamentalista di alcuni hadith le vieterebbe. Per molti, inoltre, questo divieto sarebbe valido solo per i musulmani, ciononostante è stata lanciata una petizione per chiedere anche a wikipedia di eliminare le immagini di Maometto [41].
Per tutte queste ragioni c'è chi propone di condizionare la concessione della cittadinanza alla piena adesione ai valori della Costituzione[42] (magari puntualizzandone i principi in una Carta di Valori condivisi[37]) o ridare lustro ai simboli laici dello Stato (bandiera, inno nazionale,...) come valori unificanti e neutrali per immigrati e non[40].
Una importante critica portata alle comunità musulmane in Europa è relativa alla mancata condivisione dei valori occidentali quali democrazia o il rispetto per l'altro (libertà di opinione, di stampa, di religione...).
Questo atteggiamento, che trova la sua origine direttamente nei precetti coranici, traspare dai risultati di sondaggi di opinione svolti nelle comunità islamiche, dall'analisi dei testi adottati nelle scuole islamiche, fatwa e da quanto rivelato da numerose inchieste giornalistiche condotte nelle moschee di diversi stati europei.
[modifica] Il Corano
| Per approfondire, vedi la voce Corano. |
Si ricorda che la vita dei musulmani praticanti riflette l'insegnamento coranico che non è solo modello religioso ma è anche un modello esistenziale e politico. Il vero credente dell'Islam (parola che significa etimologicamente "sottomissione a Dio") deve, cioè, seguire pedissequamente i dettami della sua religione che, tralasciando quelli che incitano esplicitamente alla violenza, per quanto riguarda il rapporto con i non musulmani e quindi attinenti al tema dell'integrazione recitano:
| « I credenti non prendano amici tra i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro » | |
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(Corano 3:28)
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| « Non obbedite ai miscredenti; lotta invece con essi vigorosamente. » | |
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(Corano 25:52)
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| « O voi che credete! Non prendete gli Ebrei o i Cristiani come vostri amici; sono amici gli uni degli altri; e chi fra voi li prende per amici è uno di loro; certamente Allah non guida la gente ingiusta. » | |
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(Corano 5:51)
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| « O voi che credete! Combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con coloro che Lo temono. » | |
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(Corano 9:123)
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| « Maometto è il Messaggero di Allah e quanti sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra loro » | |
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(Corano 48:29)
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| « La libertà da qualsiasi obbligo [è proclamata] da Allah nei confronti di quei politeisti con i quali concludeste un patto. » | |
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(Corano 9:1)
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| « O profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti e perseveranti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Ché in verità è gente che nulla comprende » | |
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(Corano 8:65)
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| « O voi che credete! Non prendete come alleati i vostri padri ed i vostri fratelli se scelgono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti » | |
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(Corano 9:23)
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| « Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah ed il suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. » | |
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(Corano 9:29)
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Oltre a ciò esistono numerose tradizioni attribuite a Maometto, non meno impegnative dei versetti del Corano stesso, che vietano ai musulmani di associarsi a miscredenti, ebrei e cristiani nelle loro manifestazioni pubbliche, siano esse religiose che non religiose[43].
I versetti tralasciati del Corano includono:
- Nisā' (4):89 - "Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate."
- Nisā' (4):91 - "Altri ne troverete che vogliono essere in buoni rapporti con voi e con la loro gente. Ogni volta che hanno occasione di sedizione, vi si precipitano. Se non si mantengono neutrali, se non vi offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere."
- al-Tawba (9):5 - "Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso."
[modifica] Sondaggi
I sondaggi sono uno strumento molto amato dai mass media, in quanto sono un modo sintetico con basi scientifiche per presentare dati e tendenze ed offrire spunti di discussione. L'universo musulmano in Occidente e' quindi spesso oggetto di indagini giornalistiche. Tenendo presente che la validita' scientifica dei sondaggi di opinione dipende molto dal campione prescelto, dall'intervallo di tolleranza e dal modo di porre le domande che ha una qualche influenza sulle risposte, e' comunque interessante riportare qualche recente indagine. È interessante in quanto non solo da' una qualche idea sulle dinamiche d'opinione all'interno dell'universo musulmano in Occidente, ma anche offre una carrellata su quali siano le fobie e i motivi di sospetto da parte degli occidentali nei confronti dei musulmani.
Secondo un sondaggio condotto nel 2005 in Germania tra giovani immigrati turchi risulta che[44]
- il 56% non vuole adattarsi ai costumi occidentali;
- il 40% considera sionismo, Unione Europea e Stati Uniti una minaccia per il mondo islamico;
- il 30% si dice disponibile a ricorrere alla violenza contro i non musulmani, se questo potesse giovare alla comunità islamica.
Secondo un sondaggio condotto nel 2006 in diversi paesi risulta che[45]
- si sentono prima di tutto musulmani e poi cittadini del loro paese l'81% dei musulmani britannici, il 69% di quelli spagnoli, il 66% di quelli tedeschi ed il 46% di quelli francesi
- sentono chiaramente la loro identità islamica il 75% dei musulmani francesi, il 72% di quelli britannici, il 64% di quelli spagnoli ed il 46% di quelli tedeschi
- vedono crescere il senso di identità islamica nel loro paese il 77% dei musulmani britannici, il 58% di quelli francesi, il 54% di quelli tedeschi ed il 46% di quelli spagnoli
- giudicano positivo la crescita del senso di identità islamica l'86% dei musulmani britannici, il 75% di quelli spagnoli, il 59% di quelli francesi ed il 48% di quelli tedeschi
Secondo un sondaggio condotto nel 2007 tra i musulmani del Regno Unito risulta che[46]:
- l'86% reputa la religione come la cosa più importante della propria vita
- il 28% vorrebbe vivere in Inghilterra con la sharia
- il 35% vorrebbe scuole islamiche statali per i loro figli
- il 53% vorrebbe che le donne musulmane indossassero il velo
- il 7% ammira organizzazioni come al-Qāʿida perché sono attrezzate per combattere l'Occidente
- il 58% crede che molti dei problemi del mondo odierno sono il risultato di atteggiamenti arroganti dell'Occidente
- il 51% crede che una donna musulmana non dovrebbe sposarsi con un non musulmano
- il 43% crede che una donna musulmana non dovrebbe sposarsi senza il consenso del suo tutore
- il 46% ammette la poligamia maschile ma è contro quella femminile
- il 31% reputa legittima la pena di morte per gli apostati musulmani
- il 61% dichiarerebbe illegale l'omosessualità
[modifica] Il curriculum scolastico islamico
Uno strumento per inquadrare e valutare la propensione all'integrazione degli immigrati musulmani è offerto da studi ed inchieste sui sistemi scolastici di provenienza e sugli istituti di istruzione islamici di diversi paesi occidentali. In particolare, ne sono stati analizzati i libri di testo concludendo che gli studenti sono generalmente cresciuti nel culto della supremazia islamica ed educati all'odio verso gli infedeli (in particolar modo cristiani ed ebrei) additati come nemici, disumanizzati definendoli maiali e scimmie per poi incitare al Jihad militare contro di loro. Sull'argomento è da segnalare anche lo studio della Banca Mondiale che giudica come arretrato il sistema educativo di quei paesi [47].
[modifica] Arabia Saudita
| Per approfondire, vedi la voce Libri di testo dell'Arabia Saudita. |
Il sistema scolastico dell'Arabia Saudita è tra i più studiati dei paesi isla